Mastoplastica

Il seno è il simbolo della femminilità e della maternità nell’immaginario collettivo e nell’arte, è inoltre una componente molto importante del corpo femminile attraverso cui la donna costruisce la propria immagine di se nell’età dello sviluppo e successivamente la consolida nell’età adulta.

Le mammelle ideali sono di forma volume e proiezione armoniosi e ben proporzionati al torace ed alla morfologia della donna, e sono uguali fra di loro.

Piccole asimmetrie fra i due seni sono tuttavia facilmente riscontrabili nella realtà e possono essere considerati normali.

Quando le mammelle per cause primitive o secondarie mostrano una più accentuata differenza di forma, volume o proiezione rispetto ad una armonica conformazione, è indicato l’intervento del chirurgo plastico.

L’ipotrofia e l’asimmetria mammaria pongono una serie di problematiche, spesso non semplici, che il chirurgo deve affrontare e cercare di risolvere .

Prima di tutto sono numerose le categorie morfologiche che si possono riscontrare nella pratica clinica e varie sono le cause che possono determinarle.

Altrettanto numerose sono le tecniche di correzione e/o le combinazioni fra le diverse tecniche, la cui scelta varia da caso a caso.

Descrizione

Il seno è un organo dinamico che si modifica con il passare del tempo a causa dell’invecchiamento dei tessuti, delle variazioni ponderali ed ormonali della donna.

Deve essere infine considerato attentamente il profilo psicologico della donna che si rivolge al chirurgo per un intervento di mastoplastica additiva.

I desideri della paziente giocano un ruolo fondamentale nell’orientare e, a volte nel condizionare la strategia operatoria del chirurgo.

In conclusione si  esporranno nella visita pre operatoria le tecniche da noi utilizzate, si cercherà di delineare quei principi generali che riteniamo servano ad orientare nella scelta del metodo più corretto al fine di garantire un risultato gradevole e stabile nel tempo.

L’inserimento di una protesi in sede retro ghiandolare o retro pettorale consente di ottenere un rapido aumento del volume del seno in un unico tempo operatorio, con una tecnica semplice e con una incidenza di complicanze  relativamente bassa.

L’introduzione può avvenire attraverso il solco sottomammario, attraverso  il pilastro ascellare anteriore nella via ascellare, attraverso la semicirconferenza superiore od inferiore dell’areola nella via periareolare.

La sede di inserimento della protesi può essere retroghiandolare o retropettorale.

La sede retropettorale ha il vantaggio di una minore percentuale di contrattura capsulare, ma per effetto delle contrazioni muscolari, la protesi può scivolare in alto e determinare un rigonfiamento dei quadranti superiori del seno del tutto innaturale.

Per evitare un quadro simile, nell’allestimento della tasca  si cerca di dissociare le fibre muscolari del muscolo pettorale, riducendone la sua capacità contrattile.

La sede retroghiandolare ricavata nello spazio compreso fra la ghiandola ed il muscolo pettorale, è quella più frequentemente utilizzata, perché consente di ottenere una buona forma e proiezione della mammella.

Attualmente esistono in commercio numerosi tipi di protesi.

Per quel che riguarda il contenuto le protesi possono contenere nel loro interno gel di silicone, colloidi tipo idrogel ed altro.

Per quanto concerne la forma, le protesi possono essere rotondeggianti, a doppio profilo o profilo anatomico.

Le pareti testurizzate delle protesi mammarie sono rugose per impedire la reazione capsulare periprotesica.

Certamente una delle regole fondamentali, soprattutto nelle pazienti di giovane età è quella di scegliere la tecnica che possa apportare il minor danno alla ghiandola mammaria e le minori cicatrici.

Tuttavia, questo deve avvenire senza perdere di vista che l’obiettivo finale è il raggiungimento del miglior risultato a breve e per quanto possibile a lungo termine.

La contrazione capsulare può dipendere da numerosi fattori.

L’infezione e l’ematoma nel postoperatorio, la grandezza e la sede della tasca, lo spessore dell’involucro di tessuti che avvolge la protesi, la biocompatibilità dei materiali che compongono la parete protesica e la eventuale trasudazione del contenuto influiscono certamente sulla comparsa della contrazione capsulare.

Riteniamo che l’uso di protesi a parete testurizzata, con gel di silicone altamente coesivo, la creazione di un’ampia tasca e la presenza di una parete sufficientemente spessa, possano ridurre l’incidenza di questa complicanza.

Ogni tecnica ha inoltre delle caratteristiche proprie e una propria peculiare evoluzione nel tempo.

Per questo motivo nel trattamento di entrambe le mammelle, è preferibile utilizzare due tecniche uguali.

Malgrado questi principi di trattamento bisogna sottolineare con enfasi che non esiste una linea di condotta chirurgica univoca, ma che la scelta di ogni strategia operatoria può variare da caso a caso essendo legata all’esperienza del chirurgo ed al consenso della paziente.

Quest’ultima può condizionare in maniera marcata le scelte ed i risultati del chirurgo.

Mastoplastica additivaMastoplastica riduttiva